L’indirizzo religioso che avrebbe dominato la scena politica tibetana fino ai nostri giorni – la scuola Gelug-pa – emerse agli inizi del XV secolo. Questa scuola poneva l’enfasi sulla stretta osservanza della regola monastica e si basava sull’accurato studio dialettico del canone, preferendo l’approccio epistemologico alla dottrina.

Inoltre si caratterizzava per l’uso del colore giallo per il berretto liturgico, in opposizione al rosso utilizzato da tutti gli altri ordini.

Questa scuola avrà un ruolo di primo piano nell’istituzione del Dalai Lamato, fondato in particolare sulla figura, prettamente tibetana, del tulku, considerato una reincarnazione del Bodhisattva Avalokitesvara .

Tulku significa letteralmente custode” e fa riferimento a un monaco incaricato di proteggere uno specifico lignaggio di insegnamenti. Si tratta di un individuo dotato di grande potere e che, in virtù di questo, può essere avviato agli studi spirituali fin dalla più tenera età.

 

Dalai Lama: l’origine del titolo

Personaggio di spicco della scuola Gelug-pa fu Sonam Gyatso: nel 1578 Altan Khan, potente sovrano mongolo, volle conoscerlo personalmente e, in occasione di questo incontro, seguendo la tradizione, il condottiero mongolo e il religioso tibetano si scambiarono un titolo onorifico. Quello ricevuto da Sonam Gyatso fu la traduzione in mongolo del suo stesso nome, l’ultima parte del quale “gyatso” è tradotto in mongolo come “dalai” che significa “mare, oceano”.  Questo titolo, tipizzato in tibetano come talii Lama “Maestro Oceanico” fu quindi esteso, in via postuma, anche ai suoi due predecessori.

Dalai Lamato - Sonam Gyatso

Tangka raffigurante il 3° Dalai Lama, Sonam Gyatso

Sonam Gyatso fu pertanto il primo ad essere insignito del titolo di Dalai Lama, anche se, proprio in qualità di tulku cioè di reincarnazione delle sue due vite precedenti, venne riconosciuto ufficialmente solo come il 3° Dalai Lama.

Il lignaggio dei Dalai Lama conta, fino ad oggi, 14 rappresentanti.

 

Trasmissibilità del titolo di Dalai Lama: il sistema sprul sku

Il fatto più rilevante che derivò dallo scambio di titoli tra Sonam Gyatso e Altan Khan fu che, essendo stati considerati quei primi tre prelati incarnazioni emblematiche l’uno dell’altro, in funzione del sistema degli sprul sku – Lama reincarnati – il titolo ricevuto e il carisma ad esso connesso divenivano trasmissibili anche ai futuri membri del medesimo lignaggio religioso.

Vuole la dottrina tibetana, risalente al XIV secolo, che a differenza dei comuni individui soggetti al ciclo samsarico, i Maestri spirituali più evoluti abbiano la capacità di scegliere le circostanze spazio-temporali più adeguate per la propria reincarnazione. In particolare la dottrina degli sprul sku prevede la possibilità che un solo Maestro spirituale possa riconnettersi simultaneamente anche a 5 individui diversi, in corrispondenza ai cinque aspetti della personalità simbolica del lama:

  1. il corporeo
  2. l’orale
  3. il mentale
  4. le qualità naturali
  5. l’azione docente.

 

La selezione del successore: metodi per l’individuazione della reincarnazione del Dalai Lama

Alla morte di un Dalai Lama, subito iniziano le operazioni di ricerca del successore.

Viene a tal scopo istituita una commissione ecclesiastica, formata in particolare da alcuni discepoli del defunto Lama, e incaricata di condurre le indagini atte a selezionare i bambini candidati all’ambito riconoscimento, in assoluta riservatezza. Essi dovranno passare attraverso diverse prove, fino alla scelta finale dell’individuo ritenuto giusto. Questa ricerca dura in media dai due ai quattro anni. Tradizionalmente la ricerca viene limitata al Tibet; un’eccezione a questa regola fu rappresentata dal 4° Dalai Lama, di origini mongole, così come aveva preannunciato il suo predecessore, il 3° Dalai Lama.

I metodi di selezione possono essere i più vari: per esempio le ultime parole del predecessore, che può indicare dei nomi o dei luoghi in cui intende reincarnarsi, ma possono anche essere consultati oracoli – in particolare quello di Nechung, considerato l’oracolo ufficiale del Tibet – o interpretati sogni.

Dalai Lamato - Oracolo di Nechung

L’oracolo di Nechung è un medium che consente alle Energie che lo possiedono di manifestarsi a livello fisico. A causa dell’enorme sforzo fisico che questo tipo di servizio richiede, normalmente gli oracoli hanno una vita breve.
Foto di Joseph Rock, 1935.

Una modalità tradizionale di individuazione delle reincarnazioni è la visita al lago Lhamo la-tso, situato al centro del Tibet: praticando una meditazione in questo luogo sacro, i lama di più alto lignaggio possono ricevere visioni o indicazioni riguardanti la direzione in cui cercare il prossimo Dalai Lama – come avvenne per il 14° Dalai Lama Tenzin Gyatso, cui furono condotti dalla direzione che prese il fumo prodotto dalla cremazione del corpo del precedente Dalai Lama.

La divinità protettrice di questo lago è Palden Lhamo, una deità irata femminile, che il mito racconta essere apparsa in meditazione a Gendun Drup, il 1°Dalai Lama, nell’atto di offrire la propria protezione  sovrannaturale al futuro Dalai Lamato.

Nel XVIII secolo venne introdotto, ad opera della dinastia cinese Quing, il metodo dell’Urna d’Oro: i nomi dei bambini potenziali reincarnazioni del Dalai Lama, venivano scritti su fogli di carta o targhette di metallo ed inseriti in un’urna d’oro dalla quale sarebbero poi stati selezionati attraverso un’estrazione casuale. Questo metodo, introdotto nel 1792 in realtà come strumento di controllo, venne utilizzato solo per l’elezione dell’11° Dalai Lama.

 

Sede del Dalai Lamato

La sede ufficiale del Dalai Lamato è il palazzo del Potala, appena fuori Lhasa, la cui costruzione fu iniziata nel 1645 sotto l’egida di Sonam Chophel Rabten, il 5° Dalai Lama. Esso rimase la sede ufficiale del Dalai Lamato per oltre 300 anni, fino al 1959.

In quell’anno, con il 14° Dalai Lama, comincia il periodo dell’esilio, e la sede ufficiale viene trasferita all’estero, in particolare a Dharamshala, nell’India settentrionale, dove viene ufficialmente costituito il Governo Tibetano Centrale.

 

Liberamente tratto da Ramon N. Prats – “Le religioni del Tibet” in Buddhismo – a cura di Giovanni Filoramo, Laterza editore, 2001

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.