Titolo originale: Rajovada-Jataka, n.151

In una delle sue vite il bodhisattva venne al mondo come Brahmadatta, figlio del re di Benares, e dopo la morte di questi gli succedette sul trono. Il suo modo di regnare era così giusto e saggio che di lì a poco non ci fu più bisogno di processi. Nessuno si lamentava più e il mestiere di giudice divenne superfluo.

Allora Brahmadatta pensò che era venuto il momento di lavorare su sé stesso, per eliminare i vizi e i difetti di carattere che poteva avere. Cercò dunque di appurare se qualcuno nelle sue immediate vicinanze raccontasse per caso cose negative su di lui. Ma veniva a sapere sempre e solo cose positive.

Allargò allora la cerchia d’indagine a tutta Benares, per vedere se qualcuno avesse detto qualcosa di cattivo su di lui, ma anche così non apprese che cose buone.

Allora pensò di intraprendere un viaggio in tutto il Paese, per sentire come la gente nei villaggi parlasse di lui. Affidò la gestione del regno ai suoi ministri e iniziò i preparativi: per non farsi riconoscere si travestì, poi salì sulla carrozza e, accompagnato solo dal cocchiere, si mise in viaggio.

Tuttavia, chiunque incontrasse e a cui ponesse la domanda, gli riferiva solo cose eccellenti riguardo al Re e così si decise, finalmente soddisfatto, a tornare a Benares.

Capitò che anche il Re di Kosala, Mallika, fosse in viaggio con il suo cocchiere, per sapere se nel suo regno ci fosse qualcuno che gli rimproverasse qualsivoglia errore.

Accadde che i due Re, giungendo da direzioni opposte, si incontrassero per caso su una strada molto stretta, tanto che una delle due carrozze avrebbe dovuto tornare indietro.

jataka Il Re Migliore - passaggio stretto

 

“Ehi tu”  gridò il cocchiere di Mallika “Fai spazio!”

“Non ci penso proprio!”  replicò il cocchiere di Brahmadatta “Conduco il re di Benares, per cui vedi di fare spazio tu!”.

Ma essendo anche Mallika un Re, i due si trovarono difronte al dilemma di come risolvere la situazione di stallo. Infine si accordarono che dovesse essere il sovrano più giovane a lasciare il passo a quello più anziano. Si scoprì però che i due avevano la stessa età. Così cominciarono a mettere a confronto la grandezza dei regni, il potere, gli averi, la fama, la casta, la discendenza, il grado e la famiglia. Constatarono, sconsolati, che erano pari grado in tutto.

Lì per lì non seppero che fare; poi al cocchiere di Brahmadatta venne l’idea di confrontare le virtù dei due regnanti.

Per primo toccò al cocchiere di Mallika, che le elencò così:

“Al duro fa sentire la durezza,

al mite, Mallika, la mitezza.

Il buono lo vince con la bontà,

il cattivo però anche con la cattiveria.

Questo è il mio Re: ora, cocchiere, levati dalla strada”.

Al che il cocchiere di Brahmadatta replicò: “Se quelle che hai elencato sono le virtù, quali saranno mai i vizi e i difetti del tuo re?”

“Descrivi tu le virtù del tuo signore” rispose l’altro irritato “adesso è il tuo turno”.

“Con l’indulgenza egli vince la rabbia,

il cattivo con la bontà,

l’avaro con la generosità,

il bugiardo con la verità.

Questo è il mio Re: ora, cocchiere,

levati dalla strada!”

al che Mallika e il suo cocchiere scesero senza proferir parola e spostarono la carrozza, liberando la strada.

Quando il Re di Benares passò accanto a Mallika, lo salutò gentilmente e lo sollecitò a comportarsi in modo virtuoso, poi fece ritorno a Benares. Continuò a fare opere di bene fino alla fine dei suoi giorni e salì infine in cielo.

 

Virtù associata: virtuosità in generale

Virtuoso è colui che ha saputo introiettare la gentilezza a tal punto, che essa è diventata una seconda natura. La costruzione del carattere è l’obiettivo più importante per un uomo virtuoso; anche il nostro Maestro Maha Atma Choa Kok Sui sottolineava sempre l’importanza delle 5 virtù:

  1. gentilezza e non ferire, come nella Storia degli otto rumori, o  nel jataka I pappagalli e il campo di riso
  2. generosità e non rubare, necessarie per sviluppare gratitudine come nei jataka La gazzella d’oro e Il picchio e il leone
  3. onestà e non mentire, come nel jataka La formula magica
  4. moderazione e non eccesso, necessaria per sviluppare umiltà ed onestà verso sé stessi come in Lo sciacallo presuntuoso
  5. costanza nello sforzo e chiarezza nell’obiettivo, indici di saggezza, come ben esposto nel jataka I pappagalli e la scimmia.

 

Tratto da D. e G. Bandini, Quando Buddha non era ancora il Buddha, Feltrinelli, Milano, 2008.

 

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.