Titolo originale: Ruru-Jataka, n.482

 

C’era una volta un facoltoso commerciante che aveva un figlio di nome Mahadhanaka. Era però un ragazzo maleducato e davvero malriuscito. Non studiava e, dopo la morte dei genitori, cominciò a frequentare cattive compagnie, tanto che si giocò tutti i suoi averi riempiendosi di debiti.

Quando i creditori non si accontentarono più delle sue scuse, li chiamò e raccontò loro di aver nascosto sulle rive del Gange un tesoro e che, per pagarli, li avrebbe dunque condotti lì. Giunto al fiume però, sotto gli occhi dei creditori, si buttò nell’acqua con l’intenzione di affogarsi.

Il fiume lo trascinò con sé, fino a un luogo ove viveva una gazzella ruru di una bellezza stupefacente: aveva il corpo d’oro, zampe nere come la lacca, corna simili a monili d’argento e occhi come pietre preziose. La gazzella non era altri che il bodhisattva. Stava brucando lungo le rive del fiume, quando sentì qualcuno chiamare aiuto. Senza pensarci due volte, si gettò in acqua.

“Non aver paura” urlò a Mahadhanaka “sto arrivando da te, così potrai aggrapparti al mio dorso e io ti porterò in salvo”.

Così fu: Mahadhanaka salì sulla schiena della gazzella ed ella lo portò a riva.

Il bodhisattva lo depose sano e salvo sulla terraferma, lo nutrì con bacche e lo curò finché non si fu completamente ristabilito. Poi lo condusse fuori dal bosco, ai bordi di una strada, gli spiegò la via per Benares e lo ammonì: “ Per favore, non svelare a nessuno che in questi boschi vive una gazzella d’oro”.

Il giovane diede la sua parola, ringraziò la sua salvatrice e andò per la sua strada.

 

re_e_reginaProprio in quel tempo la moglie del re sognò di una gazzella d’oro che le impartiva un prezioso insegnamento; appena sveglia cominciò ad assillare il re perché le trovasse quel fantastico animale. Il sovrano, che amava molto la moglie, mandò per tutto il regno i banditori a chiedere se qualcuno sapeva dove poter trovare una gazzella siffatta.

Della cosa venne a conoscenza anche Mahadhanaka e, poiché i debiti continuavano a sopraffarlo, fece sapere al re di poterlo condurre nel luogo dove viveva la gazzella d’oro.

 

 

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Il re, felicissimo, si mise in cammino con il giovane traditore, che lo condusse verso il bosco dove viveva il bodhisattva.

Giunti sul posto, il re organizzò un appostamento, per poter scovare ed accerchiare l’animale. Ma il bodhisattva aveva già capito la situazione e pensò: “Solo il re mi può salvare!”

Così, anziché fuggire, gli andò dritto incontro. Il re fu enormemente stupito da questo comportamento e incoccò la freccia, nel caso l’animale cercasse di travolgerlo.

 

 Al che il bodhisattva, con una dolce voce come di campanella, parlò:

“Arrestati, o grande guida degli uomini,

non farmi del male, sovrano!

Dimmi piuttosto, chi ti ha svelato

Che qui vive una gazzella d’oro?”

Udendo le parole e la voce soave della gazzella, il re abbassò l’arco e rispose, indicando il traditore: “E’ stato costui a rivelarmi dove vivi”.

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“In effetti”  continuò il bodhisattva “a volte è meglio tirar fuori dall’acqua un pezzo di legno piuttosto che un essere umano!”

“Inizio a temerti” disse il re “Non comprendo quello che dici e inoltre non ho mai sentito un animale parlare con voce umana”.

“Non aver paura” rispose la gazzella “E’ questo l’uomo a cui mi riferivo. L’ho salvato dalle acque del fiume ed egli, come ringraziamento, mi ha cacciato in questo grosso pericolo.

O mio sovrano, frequentare il male porta solo disgrazia!”

 

Quando il re udì la storia, si arrabbiò moltissimo con Mahadhanaka, e minacciò di ucciderlo. Ma il re delle gazzelle ruru lo pregò di risparmiargli la vita, dichiarando di non voler essere responsabile della morte di un qualsiasi essere, nemmeno di quella di un uomo cattivo.

“Dagli ciò che gli avevi promesso come ricompensa e lascialo andare”  disse al re.

Impressionato dall’ altruismo dell’ animale, il re risparmiò la vita a Mahadhanaka, gli diede il pattuito e poi chiese alla gazzella se non avesse ancora un desiderio che lui potesse esaudire. Il bodhisattva esitò.

“O maestà, gli uomini promettono molto, ma mantengono poco”.

“Io non sono così”  replicò il re “quello che prometto mantengo, dovesse anche costarmi il regno”.

Il bodhisattva espresse il desiderio che, d’ora in avanti, il sovrano risparmiasse la vita di tutti gli animali e che esortasse i suoi sudditi a fare lo stesso. Il re promise. Quindi il bodhisattva lo accompagnò a Benares, ove impartì il prezioso insegnamento alla regina, istruendo anche il re e molti altri sulle virtù regali. Poi tornò nel suo bosco.

Il re mantenne la promessa: fece annunciare in tutto il regno che nessun animale doveva d’ora in poi essere ucciso e che qualunque tipo di caccia sarebbe stato bandito.

La conseguenza però fu che le gazzelle cominciarono a scorazzare libere e senza timore: alla ricerca di cibo spogliarono i campi e distrussero la terra, senza che i contadini potessero difendersi. Crebbe allora il malcontento tra la gente, e un gruppo di loro si recò dal re per esporre il malcontento generale. Il re però, scuotendo la testa, disse:

“Anche se i miei sudditi si lamentano,

anche se il mio regno dovesse andare in rovina,

non posso ingannare la ruru

alla quale promisi: io risparmierò il tuo popolo.

Che la mia terra non mi appartenga più,

che il mio regno vada in rovina,

un desiderio ho concesso alla ruru,

e la parola di un re vale”.

Ai contadini non restò che andarsene, raccontando in giro cosa il re aveva risposto loro. Alla fine questa storia raggiunse anche le orecchie del bodhisattva.

Allora chiamò a raccolta tutte le gazzelle e le ammonì di lasciare stare i campi degli uomini. Agli uomini invece mandò a dire di apporre dei segnali sui loro campi, affinché le gazzelle sapessero cosa dovevano preservare.

Da quel giorno i contadini furono lasciati in pace e le gazzelle smisero di cibarsi di grano.

 

Virtù associata: Gratitudine

La gratitudine è quella virtù che ci spinge ad estinguere un debito con chi, spontaneamente e senza costrizione, ci ha fatto del bene. E’ in effetti la consapevolezza di questo bene. Ed è anche la capacità di saper tener fede alle promesse.

“Una brava persona” dice il Buddha “conosce il valore del saper ringraziare. Questo è infatti quello che si trova in una persona buona e che fa di lei una persona buona: la gratitudine e il saper ringraziare”.

Un altro bel jataka che tratta della virtù della gratitudine è “Il picchio e il leone”.

 

Tratto da D. e G. Bandini, Quando Buddha non era ancora il Buddha, Feltrinelli, Milano, 2008.

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.