Titolo originale: Somadatta-Jataka, n.211

 

Un giorno, a un bramino che usava lavorare nei suoi campi con due buoi, morì uno dei due animali. Non potendo più arare, l’uomo sollecitò suo figlio Somadatta a presentarsi dal Re per chiedergli un nuovo bue.

 

Somadatta, che altri non era se non il bodhisattva, scuotendo la testa, spiegò al padre che era da poco stato dal Re per un’altra questione e non gli sembrava opportuno ripresentarsi in così breve tempo con una nuova richiesta; meglio sarebbe stato se ci si fosse recato direttamente lui.

Il padre però si lamentò: “Mio caro ragazzo, non sarò in grado di proferire una sola parola sensata alla presenza del re! Vedrai che finirò non per chiedergli un bue, ma per regalargli quello che mi resta!”

“Non preoccuparti” rispose Somadatta “ci eserciteremo insieme su quello che dovrai dire e così non potrai sbagliare. Inoltre ti accompagnerò io”.

Il padre acconsentì con un sospiro. I due si recarono in un campo di cremazione; Somadatta fece diversi fasci d’erba e spiegò a suo padre: “Ecco, questo è il re” indicandone uno “e quest’altro il primo ministro” indicandone un altro, “questo è il condottiero” e così via.

Gli spiegò come avrebbe dovuto rivolgersi al sovrano e infine gli insegnò questa strofa:

“Due buoi avevo io, o grande re,

con i quali lavoravo il campo.

Di questi uno mi morì, sire,

per questo, maestà, ne chiedo un altro.”

Imparata a memoria questa strofa, il bramino si sentì infine pronto per recarsi dal re. Portò con se un regalo per il sovrano e il figlio, come promesso, lo accompagnò. Giunto al cospetto del re lo salutò, e questi gli chiese cosa desiderasse.

Il vecchio allora recitò la strofa imparata a memoria, modificando però l’ultimo verso in questo modo:

“Due buoi avevo io, o grande re,

con i quali lavoravo il campo.

Di questi uno mi morì, sire,

così ora, maestà, ti do l’altro.”

Il Re sorrise nel sentirlo parlare così e si rivolse al figlio “Sembra che abbiate molti buoi, non è vero?”

“Se così è, ce li avrai regalati tu” rispose pronto Somadatta.

Il Re si mise a ridere e, come premio per la sua intelligenza, gli regalò ben sedici buoi, con tanto di imbrigliatura e il villaggio stesso nel quale viveva insieme ai suoi genitori.

 

Jataka Somadatta che aveva sempre la risposta adatta

 

Sulla via del ritorno il figlio disse al padre: “Ho ripetuto quella strofa con te per molte volte, e tu invece, al momento dovuto, sei riuscito comunque a sbagliarla!”

Il padre guardò amorevolmente il figlio e con soavità rispose:

“Chi chiede, Somadatta mio,

può ottenere solo una di queste due cose:

niente, oppure quello che voleva –

e se è quest’ultima, allora, deve aver fatto per forza la cosa giusta!”

 

Virtù associata: Intelligenza

L’intelligenza è certamente una tra le virtù più importanti: ci permette infatti di individuare i mezzi più adeguati per consentirci di raggiungere determinati obiettivi. Dunque è una virtù indispensabile per poter condurre una “buona vita”, fatta di successo materiale oltre che spirituale. Differentemente, lo stolto sceglie gli strumenti sbagliati, finendo spesso con l’ottenere l’esatto opposto di ciò che desidera.

L’insegnamento fondamentale di questo jataka non si incentra soltanto su quanto sia importante saper chiedere aiuto quando necessario, ma anche – e forse soprattutto – su quanto sia importante saperlo fare nel modo giusto.

Questo vale anche in ambito spirituale, come suggerito dal jataka ” Il timone .

 

Tratto da D. e G. Bandini, Quando Buddha non era ancora il Buddha, Feltrinelli, Milano, 2008.

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.