Secondo la maggior parte degli studiosi, i Mantra non possono essere considerati linguaggio: spesso si tratta infatti della sola enunciazione di suoni, che non hanno un significato, almeno in termini di semantica.

Nonostante l’origine dei mantra vada cercata negli inni, nelle composizioni poetiche e nei canti vedici, esiste, accanto a queste forme più “letterarie”, nella tradizione vedica, anche l’utilizzo rituale di sillabe prive di significato: tra queste vi è la sillaba Om. Una caratteristica propria dei mantra tantrici hindu, che li distingue da quelli non tantrici, è proprio l’uso di elementi non linguistici, come sillabe o fonemi privi di significato, ma ritenuti carichi di un potere sovrannaturale.

 “Il mezzo è il messaggio”

M.McLuhan

 

Mantra come Vac  : il potere generativo della parola

La concezione alla base di queste pratiche è che tutti i fonemi della lingua sanscrita – che oggi non è più parlata ma che fin dalle sue origini è una lingua sacra, dedicata esclusivamente alle attività e alle discipline spirituali – siano forme di vac – la Parola – il potere cosmico primordiale all’origine dell’universo e che in sé contiene tutte le potenzialità della creazione. Per questo motivo, nei testi del tantrismo, i fonemi sanscriti sono spesso chiamati matrka, che può tradursi con “piccole madri”.

All’origine dell’universo è la Parola Suprema – paravac – dalla quale nasce una prima forma di suono sottile, una risonanza che si condensa in una goccia di energia fonica, un “mormorio interiore” identificato con il bindu – il suono M che chiude i fonemi dei mantra e che rappresenta la dissolvenza a livelli sempre più sottili dell’energia del suono, fino al livello supremo che è il Silenzio -.

L’Assoluto è silente: la parola è una emanazione del silenzio primordiale, una sua materializzazione o manifestazione a un livello meno sottile

Dal bindu sgorga l’Om – l’Imperituro – da cui ha poi origine l’intero alfabeto, dal quale provengono tutte le possibilità di materializzazione, cioè tutti i Mantra.

Esempio di scritto sacro sanscrito

Esempio di scritto sacro sanscrito

 

L’ alfabeto sanscrito

L’alfabeto sanscrito consta di cinquanta fonemi – i varna :

  • 14 vocali (svara) più
  • 2 unità fonetiche aggiuntive,
  • 4 semivocali (antahstha),
  • 25 consonanti (vyanjana) e
  • 4 sibilanti,
  • alle quali le tradizioni tantriche aggiungono il gruppo consonantico KSA.

Il potere risiede nel contenuto fonetico, non nel significato: sono “parole di potere”, una concezione che può essere avvicinata alle formule magiche nelle tradizioni popolari, anche se non si esaurisce in esse.

 

Utilizzo rituale dei mantra: magia, japa e nyasa

I Mantra sono utilizzati nella magia: i sei “atti magici tantrici” – gli satkarmani (pacificare, dominare, immobilizzare, provare avversione, incantare, uccidere) – sono compiuti proprio attraverso l’uso della parola. Invece il japa – ossia la ripetizione rituale dei mantra – è strettamente connesso a pratiche iniziatiche avanzate associate al respiro, fisco o interiore; i mantra possono essere inoltre inscritti nel corpo – mediante il rituale del nyasa – per differenti scopi meditativi o usi yogici connessi alla circolazione interna del prana.

Liberamente tratto da Mantra Tantrici – Studi sul mantrasastra  di André Padoux –

Ubaldini Editore, Roma, 2011

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.