Con il termine mudra ci si riferisce ai gesti simbolici, eseguiti con le mani, che caratterizzano le rappresentazioni del Buddha e, talvolta, anche dei bodhisattva.

 

Mutuati molto probabilmente dalla danza indiana, questi gesti furono incorporati nelle prime rappresentazioni scultoree indiane, diffondendosi sempre più nell’uso ed andando gradualmente a costituire un vero e proprio vocabolario simbolico assai ricco.

Trai più utilizzati e conosciuti, si possono citare:
 

Dharmachakramudra

Spesso il Buddha è raffigurato con le mani al petto nella posizione del dharmacakra mudra – “Gesto della Messa in moto della Ruota della Legge” – ossia nell’atto di esporre le Quattro Nobili Verità ai suoi primi discepoli, dando così inizio all’insegnamento del Dharma. Questo mudra allude direttamente al cosiddetto primo sermone di Benares, un preciso episodio della vita del Buddha Sakyamuni.

Dharmachakra mudra

Dharmachakra mudra

Il gesto è ottenuto quando pollici e indici di entrambe le mani si toccano sulla punta, andando a disegnare un cerchio nell’aria. Le mani sono all’altezza del petto, la sinistra col palmo rivolto all’interno copre la destra, rivolta invece col palmo all’esterno.

Le restanti dita sono tutte estese, ciascuna con un suo proprio significato simbolico. Medio, anulare e mignolo della mano destra simboleggiano rispettivamente l’ascolto degli insegnamenti del Buddha, la loro messa in pratica e il grande veicolo del Buddismo Mahayana.

Medio, anulare e mignolo della sinistra, invece, incarnano i tre Gioielli – il Buddha, il Dharma e il Sangha. Esistono tuttavia molte varianti leggermente differenti di questo mudra così importante ed ampiamente utilizzato.

 

Vitarkamudra

Il Vitarkamudra è un altro gesto classico, molto semplice, diffuso e conosciuto. Questo mudra è conosciuto come il “Gesto dell’Insegnamento”  e può essere eseguito con una – normalmente la destra – o con entrambe le mani – soprattutto nelle raffigurazioni più moderne. Esso simboleggia proprio la discussione e la trasmissione degli insegnamenti.

vitarka mudra

Vitarka mudra

Il palmo rivolto verso l’esterno simboleggia non solo la trasmissione attraverso la discussione, ma anche e soprattutto, la trasmissione attraverso l’energia e senza l’utilizzo delle parole. In questo mudra pollice e indice si uniscono, mentre le altre dita rimangono stese e diritte, puntate verso l’alto. Il cerchio formato da pollice e indice rappresenta invece il costante fluire dell’energia.

 

 

 

 

Tara Bianca dai Sette Occhi che esegue un vitarka mudra con due mani - primi del '900

Tara Bianca dai Sette Occhi che esegue un vitarka mudra con due mani – primi del ‘900

 

Anche di questo mudra esistono differenti varianti: una delle più diffuse vede il mudra eseguito con entrambe le mani, rivolte entrambe  verso l’esterno ma puntate in direzioni opposte: la sinistra verso l’alto e la destra verso il basso.

Questo mudra è tipico dello stile Dvaravati, in Thailandia, ma lo si ritrova facilmente in tutta l’Asia orientale e in tutte le regioni dove si diffuse il Buddhismo Mahayana. In Tibet lo ritroviamo nelle raffigurazioni di Tara e dei Bodhisattva, ed è conosciuto anche come Prajnalinganabhinaya o  Vyakhyana mudra – “Gesto della Spiegazione”.

 

 

 

Bhumisparshamudra

Questo mudra è il “Gesto della Chiamata della Terra a Testimonianza dell’Illuminazione” e fa anch’esso riferimento a un preciso episodio della vita del Buddha Sakyamuni.

Bhumisparsha mudra

Bhumisparsha mudra

In sé il gesto è estremamente semplice: una delle mani di Buddha – normalmente la destra – è aperta, con le dita allungate in direzione della terra e il palmo rivolto verso l’interno. Questa rappresentazione è una delle più popolari, e la si può ritrovare praticamente in qualunque scuola di tradizione buddhista. 

Spesso il mudra completo prevede anche la posizione della mano sinistra, appoggiata in grembo, aperta e con il palmo rivolto verso l’alto, a simboleggiare la ferma volontà di raggiungere l’illuminazione attraverso la meditazione.

 

Tradizionalmente il significato di questo mudra, che ricorda la vittoria finale di Buddha su Mara, il demone tentatore, si ricollega anche alla capacità di trasformare rabbia e delusione in saggezza.

 

Abhayamudra

Questo mudra potrebbe essere tradotto come  “Gesto della Rassicurazione – del non avere Paura”.

Abhaya mudra

Laos – Caratteristico Buddha in piedi che esegue un Abhaya mudra con entrambe le mani

La mano destra è sollevata all’altezza della spalla, con il palmo rivolto all’esterno e le dita puntate verso il cielo. Rappresenta protezione, pace, benevolenza e vittoria su tutte le paure. La mano sinistra invece è abbandonata, rilassata, lungo il fianco. Normalmente si associa a Buddha raffigurati in piedi e non seduti, in particolare in Laos è associata al Buddha che cammina ed eseguita con entrambe le mani.

Questo mudra era probabilmente utilizzato anche prima dell’avvento del Buddhismo, come gesto di saluto e offerta di amicizia: la leggenda tramanda che questo gesto fu usato da Bhudda per calmare e fermare un elefante che lo aveva attaccato.

 

 

Varadamudra

Varada mudra

Varada mudra

Il Varada Mudra – o “Gesto del dono” – indica offerta, benvenuto e carità compassionevole.

Normalmente è un gesto compiuto con la mano sinistra, direzionata verso il basso e con il palmo rivolto all’esterno. Spesso questo mudra viene confuso con il Vitarka mudra e con il Bhumisparsha mudra, che gli somigliano molto.

Normalmente si associa all’  Abhaya mudra, eseguito con l’altra mano.

 

 

 

Dhyanamudra

Dhyana mudra

Dhyana mudra

Questo mudra è il “Gesto della Meditazione” ed è molto utilizzato nel Buddhismo Theravada.

Le due mani sono appoggiate in grembo, con i palmi rivolti verso l’alto e la destra appoggiata sopra la sinistra. Le punte dei pollici si incontrano mentre le altre dita sono rilassate ed allungate.

In questo modo le mani assumono la forma di un triangolo smussato con l’apice verso l’alto, a simboleggiare il fuoco spirituale o triatna  -i tre gioielli.

 

E il Namaskaramudra?

 

Namaskara mudra

E’ molto interessante osservare come le raffigurazioni del Buddha non lo rappresentino quasi mai nell’esecuzione del Namaskara Mudra, con le due mani giunte all’altezza del petto o dell’ajna.

Si tratta di un gesto di saluto e devozione, molto praticato in tutta l’Asia, anche nella vita quotidiana. Il fatto che il Buddha sia molto raramente rappresentato nell’esecuzione di un gesto così importante per tutte le culture asiatiche potrebbe indicare, secondo alcuni, che Egli non deve devozione a nessuno, essendo già un tutt’uno con l’Energia Divina.

 

Molte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal sito http://www.burmese-art.com/

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.