Avalokitesvara è il bodhisattva della grande compassione. Le sue origini sono controverse: secondo la maggior parte degli studiosi vanno cercate nel buddismo della parte settentrionale dell’India, anche se poi questa figura si ritrova al centro di numerose pratiche spirituali e meditative diffuse nell’ intero oriente.

 

 

Secondo la tradizione, Avalokitesvara fu un bodhisattva che fece il voto di essere d’aiuto a tutti gli esseri viventi: egli arrivò a posporre la sua stessa boddicità al fatto di poter assistere ed essere di conforto a tutti gli esseri che soffrono, fino all’ eliminazione del dolore e della sofferenza per tutti gli esseri senzienti e il raggiungimento del Nirvana.

 

Significato del nome Avalokitesvara

In sanscrito il significato del suo nome è “Signore che guarda” dalla combinazione delle parole avalokita – colui che guarda, e isvara – signore; in tibetano “signore dallo sguardo compassionevole” mentre nella tradizione spirituale cinese è anche “colei che ascolta il suono”. A causa della sua forte associazione con il mantra Om Mani Padme Hum, è anche chiamato il “Signore delle sei sillabe”.

 

Iconografia di Avalokitesvara

La sua rappresentazione più classica e diffusa è quella con 11 teste e 1000 braccia, a simboleggiare la sua volontà non solo di prestare ascolto e attenzione alle richieste di tutti gli esseri viventi – 11 teste – ma soprattutto quella di aiutarli incessantemente ed infaticabilmente – le 1000 braccia, finché il dolore e la sofferenza non vengano eliminati definitivamente dal mondo.

Avalokiteshvara: buddha della grande compassione

Avalokiteshvara: buddha della grande compassione

 

Connessione tra Avalokitesvara, Guanyin e Tara

Infatti, sebbene alcuni studiosi lo ritengano una personificazione della qualità compassionevole del Buddha Sakyamuni, nel canone buddista cinese questa figura si incarna in Guanyin, abbreviazione di Guānshìyīn, letteralmente “Colei che ascolta i lamenti del mondo”, ulteriore personificazione, questa volta femminile, del bodhisattva della misericordia. Questo non deve stupire: in effetti, nel Sutra del Loto, Avalokiteshvara ha il potere di assumere tutte le forme e gli aspetti, ivi compresa la capacità di essere sia maschio che femmina, per poter meglio comprendere ed aiutare tutti gli esseri viventi.

Nel buddismo Tibetano anche Tara si connette ad Avalokitesvara: la tradizione vuole che essa venne ad esistenza da un’ unica lacrima di Avalokitesvara che, toccando terra, creò un lago, al centro del quale sbocciò un fiore di loto che conteneva Tara proprio al suo interno.

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.