L’immagine antropomorfa del Buddha compare intorno al I sec. d.C. in India settentrionale.

In essa i devoti cercano di tradurre e comunicare, attraverso forme simboliche che si consolideranno nel tempo, la perfezione spirituale raggiunta dal Buddha.  Il codice simbolico è assai ricco e specifico.

 

 

Iconografia del Buddha: i Laksana

La perfezione spirituale del Buddha viene tradizionalmente espressa attraverso alcuni segni fisici detti laksana : la tradizione ne riconosce 32 principali e ben 80 secondari. Questi segni costituiscono il linguaggio simbolico elaborato dall’arte indiana per alludere alla condizione spirituale dell’illuminazione ed hanno lo scopo di guidare il devoto, particolare dopo particolare, lungo un cammino di conoscenza che vada al di là delle forme esteriori.

E’ interessante notare come il rispetto di questo minuzioso linguaggio codificato non si sia automaticamente tradotto in monotonia stilistica: molti artisti hanno arricchito il codice antico di particolari originali e potenti, riflesso delle loro visioni e meditazioni. Inoltre le differenti culture incontrate nel corso della diffusione del Buddhismo in tutto l’Oriente influenzeranno in modo assolutamente peculiare le raffigurazioni del Buddha nei differenti Paesi.

 

Usnisa  e Urna

Tra i più importanti laksana utilizzati per raffiguare il Buddha e che individuano l’uomo cosmico – mahapurusa – i più importanti sono certamente l’usnisa e l’urna, le due protuberanze collocate rispettivamente sulla sommità della testa e tra le sopracciglia, in corrispondenza dei due centri energetici superiori della Corona e dell’ Ajna.

usnisa e urna

In questo dettaglio sono evidenti sia l’usnisa – sulla sommità del capo – sia l’urna – in corrispondenza all’Ajna

L’ usnisa è spesso assimilata a una raffinata e complicata acconciatura, piena di riccioli – frequentemente destrogiri – con i capelli raccolti in una crocchia: in alcune statue essa presenta anche un foro che, secondo gli studiosi, alluderebbe al punto di fuoriuscita dell’energia yogica, destinata ad irradiare tutto il corpo.

 

 

Ulteriori laksana

Sui palmi delle mani e sulla base dei piedi spesso sono raffigurati altri chakra, in forma di fiori o vortici; l’aureola o cerchio di luce che spesso viene raffigurata alle spalle del Buddha è invece chiamato prabhamandala e simboleggerebbe la trascendenza.

Occhi del BuddhaLo sguardo del Buddha può essere vigile o assorto: nella tradizione delle immagini gandhariche* Buddha è spesso raffigurato con le palpebre semi abbassate, a simboleggiare il rivolgersi dell’attenzione verso l’interno.

Ulteriori laksana, seppure secondari, che indicano la straordinarietà del Buddha e sono comunque individuabili in numerose raffigurazioni, sono il torace possente, i lobi delle orecchie molto grandi ed allungati, le spalle larghe e le dita affusolate.

 

Molto importanti sono inoltre le posizioni delle mani e del corpo del Buddha: in particolare la posizione delle mani, o mudra, rimanda a un codice simbolico assolutamente preciso e molto ben differenziato. Esistono alcuni specifici mudra associati alla figura del Buddha, che si riferiscono ad alcuni concetti chiave o a eventi fondamentali della sua vita.

 

Iconografia del Buddha:  le posture

Anche le posture del corpo suggeriscono indicazioni dottrinali e, unite ai gesti delle mani, precisano i significati simbolici dell’immagine.

Raffigurazione di Milarepa, mistico Tibetano vissuto a cavallo tra l' XI e il XII secolo

Raffigurazione di Milarepa, mistico Tibetano vissuto a cavallo tra l’ XI e il XII secolo, nella caratteristica posizione dei bodhisattva

La Padmasana, per esempio, con il Buddha assiso nella posizione del loto, evoca lo stato meditativo profondo dei perfetti risvegliati; mentre la conosciutissima postura con una gamba piegata e il busto inclinato, nota sotto differenti nomi – lalitasana, maharajalilasana, ecc… – è tipica dei bodhisattva più che dei Buddha, e ne tradurrebbe in termini figurativi le qualità di equilibrio e compostezza.

 

 

 

Il Buddha che ride

Il Buddha che ride è una delle raffigurazioni più popolari. Di origine cinese, tradizionalmente è rappresentato come un monaco con un ampio ventre e un ampio sorriso, indossa un mala per le preghiere ed è spesso circondato da bambini.

buddha che rideQuesta raffigurazione si ispira a un eccentrico monaco cinese vissuto nel X secolo, sempre gentile, sorridente ed in pace con il mondo. Una superstizione popolare molto diffusa vuole che sfregare l’ampio ventre del Buddha che ride porti prosperità e buona fortuna. Questo spiega perché lo si ritrovi facilmente non solo in luoghi sacri e dedicati alla preghiera come i templi, ma anche nelle case, nei giardini, e persino nei ristoranti.

 

 

 

Il Buddha sdraiato

Questa rappresentazione fa riferimento al Buddha storico o Budda Sakyamuni, in particolare al suo Mahaparinirvana, ossia il momento in cui si abbandona nel Nirvana finale. Normalmente, in questa posizione, il Buddha è rappresentato disteso sul fianco destro, rivolto ad Ovest, nell’atto di appoggiare la testa alla mano destra.

buddha sdraiato

Buddha sdraiato, Sri Lanka

 

Il Buddha coronato dai Naga

Peculiare raffigurazione è quella del Buddha coronato dai Naga – divinità serpenti – che lo proteggono come un ombrello. Normalmente i serpenti sono 7.

Buddha con Naga

Buddha coronato dai Naga – Thailandia

La leggenda, riferita anche in questo caso al Buddha Sakyamuni, narra che dopo 4 settimane di meditazione sotto l’albero della Bodhi, i cieli si oscurarono per sette giorni e cominciò a piovere. Allora il re dei Naga, il potente Mucalinda, emerse dalle profondità della terra e coprì il Buddha con il suo corpo come un cappuccio, per “proteggere colui che è l’origine di ogni protezione”. Quando il temporale terminò, Mucalinda assunse nuovamente forma umana, si inchinò al Buddha e quindi ritornò al suo palazzo colmo di gioia.

 

 

 

 

*gandharico: del Gandhara, ossia del Nord-Ovest del subcontinente indiano – Pakistan settentrionale – e dell’ Afghanistan. L’arte gandharica è prevalentemente rappresentata da rilievi in pietra o in materiale plastico (argilla, «stucco») e caratterizzata dall’essere quasi esclusivamente di soggetto buddhistico. Dal punto di vista stilistico e iconografico, presenta la concorrenza di elementi di tradizione diversa: indiana, iranica ed ellenistica.

 

Liberamente tratto da N. Celli, Dizionari delle religioni – Buddhismo, Mondadori Electa, 2006

 

Sabrina

Laureata in filosofia del linguaggio ed esperta di formazione aziendale.
Mi piace leggere, approfondire, studiare e condividere la conoscenza.